GEOCULTURA

La geografia culturale è una sottodisciplina della geografia che studia le manifestazioni geografiche della cultura, ovvero si occupa dello studio dei simboli che sono attribuiti a luoghi e a spazi.

Essa si concentra sulla descrizione e l’analisi dei modi lingua, la religione, l’economia, il governo e gli altri fenomeni culturali variare o rimanere costante, da un luogo ad un altro e a spiegare come gli esseri umani funzionano nello spazio.

Dopo una fase iniziale di sviluppo negli anni trenta, la geografia culturale conosce un periodo di crescita negli anni cinquanta e un successivo declino negli anni sessanta. Intorno agli anni ottanta, invece, alcuni fenomeni cambiano l’impostazione degli studiosi di geografia culturale. La sfiducia nello Strutturalismo, l’insoddisfazione nelle ricerche quantitative e la perplessità verso una rappresentazione esclusivamente analitica del territorio, riportano l’attenzione alla cultura, con la nascita di una nuova sensibilità. In quegli anni, inoltre, si afferma in geografia il Postmodernismo, un movimento di pensiero, critico verso il Razionalismo e lo Strutturalismo, che condiziona la nuova geografia culturale. Il territorio viene letto, in chiave postmodernista, come un testo, un insieme di segni in contatto con il contesto storico-culturale che lo circonda (Dear, 2001). Lo studioso postmodernista concentra la sua attenzione sui paesaggi culturali urbani individuandone i segni postmoderni, osserva le trasformazioni industriali nel tempo e si occupa del discorso della rappresentazione del territorio, preferendo quella secondo la quale il territorio è una fitta rete di segni, dove il compito del geografo è esplorarne e interpretarne i significati.

All’interno della nuova geografia culturale si delineano quattro indirizzi:

– indirizzo strutturalista
– indirizzo spiritualista
– indirizzo eclettico
– indirizzo semiotico
– indirizzo strutturalista

La geografia culturale a indirizzo strutturalista è influenzata dallo Strutturalismo, quella corrente di pensiero che vede la realtà come un complesso di elementi che interagiscono tra loro. L’indirizzo strutturalista utilizza dati oggettivi che si basano su valori misurabili, rispecchia quindi la posizione della geografia culturale tradizionale. La geografia culturale di stampo strutturalista e l’antropologia culturale condividono la stessa base teorica, quella dello Strutturalismo. Con l’antropologia culturale, non è il territorio a essere esaminato come insieme di elementi interagenti, ma sono le culture a essere studiate come aggregati di elementi secondo schemi generali al fine poi di classificarle.

Indirizzo spiritualista

L’indirizzo spiritualista della geografia culturale poggia la sua base teorica sullo Spiritualismo, la dottrina che porta avanti il processo di conoscenza attraverso la filosofia. Questo indirizzo indaga il territorio geografico attraverso un’impostazione basata sui valori della natura, della storia e della trascendenza; inoltre si sofferma sulla rappresentazione e sulla ricerca geografica della struttura estetica interna. L’indirizzo spiritualista esamina il paesaggio concentrandosi sui valori estetici, interrogandosi sulla collocazione della coscienza umana che scaturisce da un evidente soggettivismo. Due esponenti importanti per il filone spiritualista sono Giuliana Andreotti e Luisa Bonesio.

Indirizzo eclettico

L’indirizzo eclettico è adottato dagli studiosi che esplorano la realtà geografica attraverso il contributo di diverse dottrine. La geografia culturale con indirizzo eclettico studia il paesaggio attraverso il contributo delle impostazioni dei vari indirizzi (spiritualista, strutturalista e semiotico). Evidente è questa compresenza di più chiavi di lettura nello studio del paesaggio, dove troviamo descritte le forme materiali del paesaggio secondo la linea strutturalista, l’universo deisimboli che connotano il paesaggio secondo l’indirizzo semiotico e l’attenzione ai valori estetici del paesaggio dell’impostazione spiritualista. Determinate manifestazioni geografiche della cultura possono essere indagate attraverso varie prospettive che rispecchiano i diversi indirizzi. Ad esempio, di una certa popolazione di un dato territorio possiamo sottolineare fattori oggettivi quali la lingua, la religione (secondo l’impostazione strutturalista), evidenziare come questa popolazione abbia rappresentato il territorio dove risiede attraverso la pittura e la musica, per poi passare ai simboli attribuiti dalla popolazione alla natura e alla trascendenza (secondo la corrente spiritualista). Con l’indirizzo ecletticoverranno associati tutti questi elementi. Come dice Vallega, la geografia culturale può essere definita una scienza-ponte che dialoga con molte altre discipline come la semiotica, la poetica, la sociologia, l’estetica e molte altre ancora. Principale esponente dell’indirizzo eclettico è Paul Claval con la sua opera La géographie culturelle, dove troviamo i fondamenti principali di questo indirizzo.

Indirizzo semiotico

L’indirizzo semiotico della geografia culturale interpreta i simboli attribuiti a luoghi e spazi, e i significati ad essi conferiti con l’apporto dato dalla semiotica, la disciplina che studia la produzione, la trasmissione e l’interpretazione deisegni. L’indirizzo semiotico non vuole spiegare i segni e i simboli del territorio ricorrendo a metodi razionali o secondo il procedimento causalistico, ma si propone di comprenderli al di là dei principi cartesiani e di causalità, favorendo l’immaginazione.

Parlando di geografia culturale a indirizzo semiotico, ci riferiamo alla corrente che indaga la cultura, intesa come creazione di simboli, nelle sue manifestazioni di tipo geografico. L’antropologo Leslie A. White si è soffermato su questo processo, vedendo la specie umana come caratterizzata da una grande capacità, quella di creare e utilizzare simboli. Secondo White, il processo attraverso il quale l’essere umano è sollecitato alla creazione del simbolo avviene col meccanismo di «reazione-creazione», cioè l’uomo crea il simbolo solo conseguentemente ad una reazione innescata da stimoli provenienti dal contesto che lo circonda. Questo processo, spiega White, avviene secondo quattro fasi. Inizialmente l’uomo risponde con una reazione istintiva ad uno stimolo esterno; successivamente, la reazione non è più di tipo istintivo ma è conseguente all’elaborazione delle esperienze avute in precedenza; la terza fase consiste nel saper controllare fattori esterni, fino ad arrivare all’ultimo stadio del processo di «reazione-creazione», nel quale l’essere umano è capace di rappresentare la realtà per mezzo di simboli, anche utilizzando l’immaginazione. Con questo processo l’uomo arriva a produrre simboli. Il campo di indagine della geografia culturale è appunto questo universo di simboli che costituisce la cultura, patrimonio di simboli e significati che si sono modificati e diffusi nel tempo, trasmettendosi di generazione in generazione. Essendo il simbolo [1] oggetto di studio della geografia culturale essa si avvale dei numerosi apporti della semiotica, il cui fondatore è Charles Sanders Peirce. Secondo il modello triadico di Peirce, che si differenza da quello di Ferdinand de Saussure [2] il segno è il risultato dell’interazione di tre fattori:

– l’oggetto, cioè la realtà cui ci si riferisce
– il segno nella forma di significante, denominato rapresentamen
– il segno nella forma di significato, detto anche interpretante, ovvero ciò a cui si arriva con l’interpretazione del segno.
– La geografia culturale ha adottato il modello triadico al suo metodo d’indagine, infatti la cultura come simbolo, è il risultato delle interazioni tra:

– referente, ovvero la realtà geografica presa in esame
– il simbolo come significato
– il simbolo come significante.

Le aree di studio

Le aree di studio della geografia culturale sono molto ampie. Tra i molti argomenti applicabili nel campo di studio sono:
La globalizzazione è stato teorizzato come una spiegazione per la convergenza culturale.

 Occidentalizzazione o altri processi simili, come la modernizzazione , l’americanizzazione , islamizzazione e altri.

 Teorie di egemonia culturale o di assimilazione culturale attraverso l’imperialismo culturale .
Culturale differenziazione areale, come studio delle differenze di stile di vita che comprende idee, atteggiamenti, linguaggi, pratiche, le istituzioni e le strutture di potere e di vasta gamma di pratiche colturali in aree geografiche.

Studio dei paesaggi culturali e di ecologia culturale .

Altri temi trattati sono lo spirito del luogo, colonialismo, post-colonialismo, l’internazionalismo, l’immigrazione, la migrazione e l’ecoturismo. La parola significa lo studio delle caratteristiche fisiche.

fonte: da internet