Uno dei punti di debolezza del nostro sistema produttivo è da ricercarsi, in molti casi, nella difficoltà delle nostre PMI a “globalizzarsi”, usufruendo così di un’allocazione razionalizzata e decentrata delle risorse. Sovente, tale difficoltà nasce semplicemente dalla oggettiva impossibilità del piccolo imprenditore a ricercare sul mercato globale nuovi partners stranieri, in quanto problemi di tempo, di produzione, di burocrazia e di opportuni rapporti con la clientela acquisita impediscono l’avvio di ulteriori iniziative. Ma la concorrenza sempre più agguerrita, anche da parte dei nuovi Paesi emergenti, evidenzia come l’internazionalizzazione delle imprese sia un elemento indispensabile, inderogabile e vitale per la sopravvivenza futura di molte delle nostre aziende.

Domus  Europa una prospettiva

Domus Europa, con i suoi progetti può rappresentare un mezzo al processo di internazionalizzazione del territorio e delle imprese. La sua mission si concretizza in un insieme di attività e di servizi finalizzati sia a rafforzare la competitività sui mercati esteri del sistema produttivo locale – attraverso azioni e strumenti di promozione – sia a favorire le singole imprese/gruppi di imprese nell’accesso a quei servizi qualificati, che possono favorire strategicamente la loro presenza sui mercati esteri.

Hub e Spoke

Il progetto “Hub e Spoke”, è un modello di internalizzazione che stiamo costruendo, basato su dei modelli gestionali innovativi.

Il progetto consiste nel realizzare nei paesi di intervento:

– Hub [Mozzo] Commerciale

– Spoke [raggi]Socio-culturale

Si basa su delle strutture socio-economiche-umanitarie implementate attraverso il programma di aiuti umanitari Indifesi-difesi

Domus Europa ha implementato i seguenti HUB:

–  Hub di Minsk

Internazionalizzazione delle Piccole Medie Imprese

Internationalisation of European SMES”: uno studio della Commissione europea che rivela che il 25% delle piccole e medie imprese (PMI) dell’UE-27 effettua esportazioni o ne ha effettuate nel corso degli ultimi tre anni. Tali PMI attive a livello internazionale registrano un tasso di crescita dell’occupazione del 7%, contro l’1% per le PMI che non effettuano attività di tipo internazionale.

Esiste inoltre una forte correlazione tra internazionalizzazione e innovazione: l’introduzione di prodotti o servizi innovativi per il settore di attività nel Paese di appartenenza ha interessato il 26% delle PMI attive a livello internazionale e l’8% soltanto delle altre piccole imprese. Le attività internazionali sono, tuttavia, orientate principalmente verso altri Paesi del mercato interno e solo il 13% delle PMI dell’UE opera su mercati al di fuori dell’UE. Le imprese europee sono più attive a livello internazionale rispetto alle PMI statunitensi o giapponesi.

Lo studio ha riguardato 26 settori: è nel commercio all’ingrosso, nelle attività estrattive e manifatturiere e nella vendita di autoveicoli che si è riscontrata la percentuale più elevata di PMI internazionalizzate. Nell’ambito dei servizi, è il settore della “ricerca” quello in cui si registra un dato molto elevato.

Le PMI che svolgono attività di esportazione sono percentualmente più numerose nei seguenti settori:

estrattivo (58%),

manifatturiero (56%),

vendite all’ingrosso (54%),

ricerca (54%),

vendita di autoveicoli (53%),

noleggio e locazione (39%),

trasporti e comunicazioni (39%)

Sito di riferimento:

http://ec.europa.eu/enterprise/policies/sme/market-access/internationalisation/index_en.htm

Download (PDF, Sconosciuto)

L’internazionalizzazione è un fenomeno dalle origini molto antiche e oggi un aspetto imprescindibile nella strategia e nella gestione delle nostre imprese.
Rispetto al passato, le aziende devono ricercare proprio nei mercati esteri nuove opportunità di crescita, mentre sempre più spesso, le caratteristiche dei mercati sovranazionali influenzano profondamente anche la configurazione delle attività domestiche.

“L’internazionalizzazione rappresenta una scelta strategica quasi obbligata per le imprese che vogliono recitare un ruolo da protagonista e quindi crescere, migliorare ed affermarsi nei nuovi scenari competitivi, caratterizzati dalla globalizzazione e dal conseguente progressivo aumento della concorrenza, che pone l’azienda in condizione di affrontare giorno dopo giorno sfide sempre più stimolanti e complesse “(Calvelli 1998).

La strategia di espansione all’estero delle imprese è la diretta conseguenza della scelta di indirizzi di crescita non imposti da situazioni contingenti, ma dall’esigenza di mettere in atto strategie più aggressive. La presenza sui mercati esteri è attualmente avvertita da imprenditori e manager come un’opportunità da cogliere per poter formulare quelle strategie che permettano di conservare ed in breve tempo aumentare, la quota di mercato nei business markets esteri. Si può inoltre affermare che l’internazionalizzazione è soltanto uno degli effetti prodotti dall’impulso al cambiamento delle imprese;la possibilità di catturare nuova domanda (domanda potenziale) e di mantenere quella attuale, determina inevitabilmente la necessità di investire risorse finanziarie da destinare alle attività produttive da realizzare all’estero.

Portare la propria azienda su uno o più mercati esteri è un processo di complessità paragonabile all’inizio di una nuova attività d’impresa; proprio per la sua complessità e per l’impatto che ha sull’intera struttura aziendale, senza un’attenta e adeguata attività di pianificazione, il progetto di internazionalizzazione è destinato a fallire.

La pianificazione strategica è lo strumento utilizzato per porre concretamente in essere l’atteggiamento proattivo e per razionalizzare e rendere sistematico l’approccio dell’impresa nei confronti dei mercati internazionali.

Tuttavia è necessario fare alcuni importanti considerazioni:

– analizzare le barriere all’ingresso e dunque l’eventuale accessibilità ai nuovi mercati di riferimento e poi, eventualmente, valutarne la potenziale l’attrattività.
Da qui la scelta dei paesi dove una strategia di internazionalizzazione può dare i proprio frutti.

– Gli investimenti necessari all’ingresso nei nuovi mercati hanno un effetto diluito nel tempo.
I risultati che tali investimenti determinano non si verificano istantaneamente:occorre raccogliere informazioni, attivare contatti, prevedere spese di viaggio nei paesi esteri,eventualmente adattare i prodotti o i servizi alle esigenze dei mercati locali,ecc…

– Una volta deciso l’impiego di una risorsa, non è sempre agevole tornare sui proprio passi, quindi è meglio valutare a priori gli effetti di tali investimenti, tenendo conto dei cosiddetti costi opportunità (ossia il mancato sfruttamento di opportunità di guadagno alternative dovuto al fatto che le risorse disponibili non possono essere contemporaneamente impiegate in più situazioni) presenti in qualsiasi decisione aziendale.

– Il sistema ambiente/mercato evolve nel tempo ed è opportuno non farsi prendere in contropiede da cambiamenti inattesi.

Un serio sforzo di previsione può ridurre il livello di incertezza, i rischi e le sorprese, soprattutto nell’ambito di mercati in cui non si ha esperienza diretta e per i quali risulta ancora più importante e delicato cercare di interpretare i segnali di cambiamento e di evoluzione.

– Individuare i possibili punti di forza in relazione a particolari condizioni di mercato, caratteristiche dei clienti potenziali e punti di debolezza dei concorrenti che devono essere analizzati prima di decidere il proprio ingresso in nuovi mercati.

Tali punti di forza costituiranno gli elementi fondanti della strategia d’ingresso, massimizzando le probabilità di successo del progetto.

Inutile negare che le barriere per il tessuto produttivo italiano sono enormi all’ imprenditore si prospettano due strade:

– l’internazionalizzazione “fai da te” per la quale occorrono tempi e conoscenze specifiche che non sempre esistono internamente all’impresa.

– farsi supportare da professionisti dell’internazionalizzazione, che possano garantire la razionalizzazione di ogni passaggio.

Poche volte troverete accanto ai concetti soprascritti il concetto della “Responsabilità Sociale”, una sorta di “integratore iperdinamico”.

Perché scegliere di essere socialmente responsabili?

Per fattori di natura competitiva e strategica:

– Le imprese percepite come socialmente responsabili possono essere apprezzate in maniera particolare dal mercato, offrire maggiori garanzie e utilità al consumatore (customer satisfaction);
– Le imprese socialmente responsabili possono risultare più attrattive per il mercato del lavoro, catalizzando personale qualificato;
– Azioni e programmi sociali possono anticipare le dinamiche normative;
– Investire nella CSR dovrebbe garantire nel lungo periodo un contributo positivo verso la società e riflettersi sull’impresa favorendo condizioni migliori in termini di fiducia e di consenso.

Fattori di natura morale ed etica:

– Le imprese generano problemi sociali ed hanno, pertanto, la responsabilità e il dovere di risolverli;
Essendo attori sociali estremamente influenti (in grado di influenzare le dinamiche sociali e culturali), le imprese devono utilizzare il proprio potere e le proprie risorse in modo responsabile;

– Qualsiasi azione realizzata da un’impresa produce un impatto a livello sociale (attraverso i prodotti/servizi, occupando forza lavoro). Le imprese devono essere considerate responsabili per gli impatti generati siano essi positivi o negativi;

– Le imprese basano la propria azione sul supporto di diversi stakeholder (portatori di interessi), pertanto sono responsabili nei confronti di questi soggetti.

Ritorno di immagine

INVESTIMENTO NELLA COMUNICAZIONE TRADIZIONALE

Ritorno Pubblicitario

INVESTIMENTO NELLA COMUNICAZIONE SOCIALE

Ritorno Pubblicitario + Valore + Creazione di una rete + Pubblicità ridondante

Uno dei punti di debolezza del nostro sistema produttivo è da ricercarsi, in molti casi, nella difficoltà delle nostre PMI a “globalizzarsi”, usufruendo così di un’allocazione razionalizzata e decentrata delle risorse. Sovente, tale difficoltà nasce semplicemente dalla oggettiva impossibilità del piccolo imprenditore a ricercare sul mercato globale nuovi partners stranieri, in quanto problemi di tempo, di produzione, di burocrazia e di opportuni rapporti con la clientela acquisita impediscono l’avvio di ulteriori iniziative. Ma la concorrenza sempre più agguerrita, anche da parte dei nuovi Paesi emergenti, evidenzia come l’internazionalizzazione delle imprese sia un elemento indispensabile, inderogabile e vitale per la sopravvivenza futura di molte delle nostre aziende.

DOMUS EUROPA: una prospettiva

Domus Europa, con i suoi progetti può rappresentare un mezzo al processo di internazionalizzazione del territorio e delle imprese. La sua mission si concretizza in un insieme di attività e di servizi finalizzati sia a rafforzare la competitività sui mercati esteri del sistema produttivo locale – attraverso azioni e strumenti di promozione – sia a favorire le singole imprese/gruppi di imprese nell’accesso a quei servizi qualificati, che possono favorire strategicamente la loro presenza sui mercati esteri.